Ronaldo, la fine del mondo

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Negli ultimi anni si è diffusa sul web una sorta di Ronaldo-wave – Ronaldo «quello vero», direbbe un millennial con il classico compiacimento generazionale. Sui social e su YouTube rimbalzano in brevi frammenti documentari, talk show, interviste in cui i campioni del passato, quelli che lo hanno affrontato o lo hanno visto da vicino, da Maldini a Vieri, da Nesta a Henry, fino a Zidane e Mourinho, garantiscono che uno come il Fenomeno non c’è mai stato, e forse non ci sarà mai più. Potrebbe essere una maniera elegante di sfilarsi dal dibattito ormai logoro su Messi e CR7, eppure alla base si percepiscono un’ammirazione e una meraviglia assolutamente sincere.
L’idea che Ronaldo Luís Nazário de Lima sia stato più grande dei supercampioni successivi è insostenibile sul piano dei semplici numeri, considerato che il Ronaldo più abbagliante ha iniziato a spegnersi prima ancora di compiere venticinque anni, pur rimanendo per qualche stagione uno dei migliori attaccanti del mondo. Ma regge perfettamente sul piano dell’immaginario. Forse perché a metà degli anni Novanta in Ronaldo sono coesistiti il passato e il futuro, tanto da sembrare, per un attimo eccezionale, la sintesi tra Novecento e Duemila, tra l’umanesimo calcistico di ieri e l’èra degli atleti-macchina di oggi. Ronaldo è l’ultimo campione entrato nel mito per via orale, in un mondo ancora analogico; e insieme è il primo araldo di uno sport e di una società che promettono la produzione continua di sensazionale, lasciandoci esaltati e storditi, sazi e inappagati.
Con il suo stile unico, dopo il libro di culto dedicato a Roberto Baggio, Stefano Piri racconta un’altra leggenda del calcio, dagli inizi strabilianti in maglia blaugrana e nerazzurra all’apogeo verdeoro del Mondiale di Corea e Giappone, fino al ritorno in Serie A e infine al suo Brasile.

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Estratto

Data di uscita

23 ottobre 2026

EAN
Collana

Booksport

Pagine

216

Traduzione
Rassegna stampa